Cosa vedere a Pompei

La Casa delle Pareti Rosse a Pompei: storia, informazioni, curiosità

La Casa delle Pareti Rosse a Pompei è un esempio affascinante di domus romana, celebre per la presenza di ambienti dai muri dipinti in un intenso rosso pompeiano.

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Situata nella Regio VIII, nella parte sud-occidentale della città antica, questa abitazione ha una storia stratificata, segnando le fasi costruttive dal periodo repubblicano fino ai lavori di ristrutturazione intrapresi dopo il terremoto del 62 d.C. Al momento dell’eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., la casa era ancora parzialmente in via di manutenzione, come si nota dalla presenza di intonaco non dipinto in alcune stanze. Eppure, in almeno due ambienti, l’inconfondibile tonalità di rosso — che avrebbe dato il nome alla domus — era già stata completata, rivelandosi in tutta la sua brillantezza.

Nel corso del tempo, la casa è stata più volte oggetto di scavi archeologici e interventi di conservazione: nel 1832 si avviarono le prime indagini, seguite poi da ulteriori lavori nel 1882, riportando alla luce diversi elementi architettonici e decorativi. Con i restauri più recenti, promossi nel quadro del Grande Progetto Pompei, la Casa delle Pareti Rosse è stata restituita ai visitatori in alcune occasioni speciali, offrendo un percorso più ampio nella Regio VIII

Dove si trova?

Mappa di Pompei: Regio VIII – 7

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Origini e sviluppo: dall’età repubblicana al terremoto del 62 d.C.

Affresco con scena di lettura su fondo rosso, Casa dalle Pareti Rosse a Pompei

L’impianto originario della Casa delle Pareti Rosse risale all’età repubblicana (II-I secolo a.C.). In questa prima fase, la domus presentava gli elementi tipici dell’architettura romana più antica: un atrio dotato di impluvium per raccogliere l’acqua piovana, camere disposte attorno a esso e alcuni ambienti di servizio. La posizione, prossima all’area che si affaccia sul Foro Triangolare, indica che il proprietario doveva godere di una certa importanza sociale, pur non trattandosi di una casa tra le più estese dell’antica Pompei.

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Con il passare degli anni, la città campana fu soggetta a trasformazioni urbanistiche e architettoniche, e la Casa delle Pareti Rosse non fece eccezione. Gli studiosi ipotizzano che già in epoca sillana (I secolo a.C.) la domus potesse essere stata ampliata o ristrutturata, per migliorare l’efficienza degli spazi interni. Tuttavia, è dopo il devastante terremoto del 62 d.C. che si verificano gli interventi più significativi, volti a riparare le crepe nelle murature e a rinnovare gli apparati decorativi in linea con i gusti del I secolo d.C.

Il fascino del rosso pompeiano: tra arte e status sociale

Affresco erotico danneggiato su parete rossa decorata, Casa dalle Pareti Rosse a Pompei

Per comprendere perché la domus sia denominata “Casa delle Pareti Rosse”, occorre soffermarsi sulla tipologia di pigmento utilizzato e sul significato storico del rosso pompeiano (noto anche come rosso Ercolano, sinopsis o ocra rossa). Si tratta di un colore ottenuto da un ossido di ferro, un pigmento inorganico naturale, e spesso prodotto – in epoca antica – anche con scarti di lavorazione del cinabro. Il rosso pompeiano era costoso e destinato a pareti prestigiose: esprimeva ricchezza e gusto artistico.

A Pompei, il rosso pompeiano decorava numerose abitazioni, specialmente negli ambienti di rappresentanza, dove si volevano sottolineare la raffinatezza e il benessere del proprietario. In questa domus, almeno due vani presentano murature interamente ricoperte da uno strato di intonaco colorato di rosso vivo, a volte arricchito da elementi geometrici o piccoli quadretti con figure mitologiche.

Ci si potrebbe chiedere perché investire denaro nel dipingere le pareti di una casa con pigmenti così costosi. A Pompei (come in altre città dell’Impero Romano) la pittura murale era un mezzo per ostentare il proprio status. Mostrare pareti dipinte con toni accesi, come il rosso pompeiano, era un modo per trasmettere il messaggio di agiatezza e sofisticazione culturale. A questo si aggiunge l’aspetto funzionale: i colori luminosi contribuivano a ravvivare gli ambienti, specie in case dai soffitti non altissimi e con finestre ridotte verso l’esterno.

Inoltre, le decorazioni affrescate – in gran parte riconducibili agli stili pittorici dell’ultima fase pompeiana (seconda metà del I secolo d.C.) – prevedevano spesso riquadri con scenette mitologiche o architetture fantastiche su sfondi scuri. Il rosso brillava in contrasto a porzioni nere o gialle, rendendo le stanze più vivaci e scenografiche.

Il larario nell’atrio: culto domestico e statuette di bronzo

Larario con affresco sacro nella Casa dalle Pareti Rosse a Pompei

Un elemento di grande importanza nella Casa delle Pareti Rosse è il larario, situato nell’atrio. In un’abitazione romana, il larario era una piccola edicola sacra dedicata ai Lari (le divinità protettrici della casa), ai Penati (gli spiriti antenati) e, più in generale, al culto domestico. Qui, si compivano riti e offerte per propiziare la protezione della famiglia e della domus.

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Secondo le testimonianze archeologiche, all’interno di questo larario furono rinvenute sei statuette di bronzo: raffigurazioni dei Lari e di altre divinità tutelari, che confermano la devozione domestica comune a molte famiglie pompeiane. Il ritrovamento è notevole poiché simili oggetti in bronzo spesso andavano perduti o fusi in epoche successive. L’insieme di statuette e decorazioni parietali fa capire quanto la vita spirituale fosse intrecciata alla routine quotidiana nell’antica Pompei.

La ristrutturazione post-terremoto e la situazione al momento dell’eruzione

Affresco con scena erotica parzialmente danneggiata, Casa dalle Pareti Rosse a Pompei

Nel 62 d.C., un violentissimo terremoto scosse Pompei, danneggiando case, templi e infrastrutture. Nel periodo immediatamente successivo, la città conobbe un’intensa fase di ricostruzione: alcune famiglie facoltose ne approfittarono per modernizzare i propri edifici, adattandoli ai nuovi gusti in fatto di decorazione. La Casa delle Pareti Rosse subì così profondi cambiamenti: abbattimenti di muri interni, rifacimento di pavimenti e, soprattutto, posa di nuovi intonaci decorativi.

Tuttavia, il cantiere non era concluso nel 79 d.C.: nelle stanze ancora in attesa di decorazione si potevano osservare i “grezzi” di intonaco non dipinto. Questo fenomeno è ben documentato a Pompei, dove l’eruzione del Vesuvio blocca una città in “transizione”. Chiunque passeggi oggi tra i resti archeologici può vedere, in alcune domus, esempi di affreschi completati accanto a pareti incompiute, rivelando come la vita della città fu bruscamente interrotta nel bel mezzo dei lavori di rinnovo.

Le fasi di scavo e il recupero recente

Affresco erotico su fondo rosso nella Casa dalle Pareti Rosse a Pompei

La Casa delle Pareti Rosse venne esplorata per la prima volta nel 1832, in un’epoca in cui gli scavi borbonici erano orientati soprattutto alla ricerca di oggetti di lusso da esporre nelle collezioni reali. Nel 1882, nuove campagne di scavo misero in luce altre parti della domus, compreso il larario affrescato e i frammenti di pitture parietali di colore rosso vivo.

Nel corso del XX secolo, la casa ha subito periodi di abbandono e di restauro sporadico. Solo con l’avvento del Grande Progetto Pompei, varato negli ultimi anni per preservare e valorizzare l’area archeologica, la domus è stata oggetto di interventi mirati. Dal 2013 in poi, i lavori si sono concentrati sul consolidamento delle murature, sulla sostituzione degli architravi in legno deteriorati, sulla posa di nuove coperture e sulla protezione degli ambienti affrescati dalle infiltrazioni d’acqua.

Un aspetto cruciale ha riguardato il restauro degli intonaci colorati. Gli specialisti hanno consolidato le superfici, rimuovendo depositi di polvere e incrostazioni, e integrando le lacune con tecniche riconoscibili ma rispettose dell’aspetto originario. Ciò ha consentito di recuperare la vivacità del rosso pompeiano, rivelando dettagli e piccole figurazioni decorate in stile tardo-neroniano.

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L’importanza della Regio VIII e i percorsi alternativi

La Regio VIII, dove si trova la Casa delle Pareti Rosse, costituisce una delle zone meno battute dai percorsi “classici” di Pompei (tradizionalmente focalizzati su via dell’Abbondanza, Foro, Anfiteatro, Casa del Fauno, ecc.). Questa parte della città antica, sviluppata sulle pendici del pianoro su cui sorge Pompei, offre invece un itinerario ricco di punti di interesse: il Foro Triangolare, alcune terme minori e altre dimore signorili, come la Casa degli Amorini Dorati o la Casa di Trittolemo, recentemente restaurate.

Le scelte di vegetazione e ripristino dei giardini (storici o dipinti) seguono criteri filologici, fornendo un’idea più chiara di come dovesse apparire l’ambiente in epoca romana. Un itinerario alternativo che includa la Casa delle Pareti Rosse permette di scoprire un volto più intimo e meno affollato di Pompei, regalando al turista uno sguardo ravvicinato sulla storia di una famiglia e del suo culto domestico.

Conclusioni: un gioiello di Pompei in attesa di essere svelato

Nonostante la Casa delle Pareti Rosse a Pompei possa non godere della stessa fama di altre celebri dimore (come la Casa dei Vettii o la Casa del Fauno), il suo fascino risiede proprio nella testimonianza di un’abitazione “di medio-alto rango”, fortemente legata alle dinamiche post-sisma del 62 d.C. e allo stile decorativo in corso di evoluzione. Il recente restauro, parte del Grande Progetto Pompei, non solo ha riportato in luce la policromia originaria dei muri, ma ha anche ribadito l’importanza di un approccio conservativo attento alla storia e alla stratificazione di ogni domus.

Visitare questa casa significa immergersi in un ambiente dove spiritualità, cura dell’ospitalità e piacere estetico si fondono, regalando uno spaccato vivido di come dovesse essere la vita quotidiana di una famiglia pompeiana poco prima della tragica eruzione. Oggi, grazie all’impegno delle istituzioni, la domus è talvolta resa disponibile al pubblico con aperture straordinarie, offrendo a curiosi e studiosi la possibilità di ammirare e studiare da vicino uno dei tanti tesori “nascosti” degli Scavi Archeologici di Pompei.

FAQ sulla Casa delle Pareti Rosse a Pompei

Perché si chiama “Casa delle Pareti Rosse”?

Deve il suo nome agli affreschi caratterizzati dall’intenso rosso pompeiano, un pigmento a base di ossido di ferro. In almeno due ambienti, le pareti erano già state completamente dipinte in questa tinta al momento dell’eruzione.

Che cos’è il larario trovato nell’atrio della casa?

Il larario è un’edicola votiva dedicata al culto domestico dei Lari e Penati. Nella Casa delle Pareti Rosse furono scoperte sei statuette di bronzo riferibili a divinità protettrici della famiglia, un reperto prezioso che testimonia la pratica religiosa privata.

Quando è stata scavata e quali sono stati gli interventi di restauro?

Gli scavi iniziali risalgono al 1832, poi proseguirono nel 1882. Il restauro moderno è avvenuto principalmente dal 2013 in poi, all’interno del Grande Progetto Pompei, e ha comportato il consolidamento delle strutture, il rifacimento di coperture in legno e tegole, e la pulitura degli affreschi.

Che cos’è il larario nella Casa delle Pareti Rosse e perché è importante?

Nell’atrio della Casa delle Pareti Rosse si trova un larario, una piccola edicola per il culto domestico. Qui furono scoperte sei statuette di bronzo, rappresentanti le divinità protettrici della casa e della famiglia. Questo spazio sacro testimonia la centralità del culto privato a Pompei e la devozione quotidiana del proprietario e dei suoi familiari.

La Casa delle Pareti Rosse è sempre aperta al pubblico?

Non in modo continuo. In genere la Casa delle Pareti Rosse viene aperta saltuariamente o per brevi periodi di visita straordinaria, allo scopo di proteggere gli affreschi e gestire meglio i flussi di turisti. Si consiglia di consultare il sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei per informazioni aggiornate sulle aperture.

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