Cosa vedere a Pompei

La Casa dell’Efebo a Pompei: storia, arte e curiosità

La Casa dell’Efebo a Pompei è un’abitazione di epoca romana situata nella Regio I, insula VII (civico 11) degli Scavi Archeologici di Pompei. Il nome deriva dal ritrovamento di una statua raffigurante un efebo (un giovane dell’antica Grecia) in bronzo, rinvenuta nel giardino della dimora.

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Benché la casa sia spesso conosciuta come “Casa dell’Efebo”, in passato è stata anche indicata come “Villa di Publio Cornelio Tegeste” dal nome del proprietario, che probabilmente apparteneva al ceto medio pompeiano e si era arricchito grazie ai traffici commerciali.La casa fu sepolta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e portata alla luce in due fasi principali di scavo: una prima, nel 1912, e una seconda, tra il 1925 e il 1927.

Scavando a una profondità di circa tre metri dal piano di calpestio attuale, gli archeologi trovarono numerosi reperti che hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti e lo stato di avanzamento dei lavori di restauro in corso al momento dell’eruzione. Proprio la presenza di calcinacci abbandonati, di letti collocati in stanze non adibite alla loro funzione e la mancanza di utensili da cucina suggeriscono che la Casa dell’Efebo a Pompei fosse in fase di ristrutturazione quando il Vesuvio seppellì la città sotto ceneri e lapilli.

Dove si trova?

Mappa di Pompei: Regio I – 9

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Storia e proprietario

Larario decorato nella Casa dell’Efebo a Pompei

Come già accennato, la dimora apparteneva a Publio Cornelio Tegeste (forse un liberto, secondo alcuni documenti d’archivio) che, grazie alla sua attività di commerciante di vino e speculatore edile, aveva potuto acquisire varie piccole case confinanti, unendole in un unico grande complesso edilizio di circa 650 metri quadrati. È probabile che dopo il terremoto del 62 d.C., o comunque prima dell’eruzione del 79 d.C., i proprietari si fossero temporaneamente allontanati da Pompei, lasciando la custodia dell’edificio a servi o schiavi. La presenza di tre scheletri umani, rinvenuti all’interno della casa, confermerebbe che al momento dell’eruzione l’abitazione era comunque ancora presidiata, seppur non del tutto pronta per essere abitata o vissuta nel pieno del suo splendore.

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L’origine del nome: la statua dell’Efebo

Il motivo per cui questa casa è particolarmente celebre deriva dal rinvenimento di una statua dell’Efebo in bronzo, copia di un originale greco del V secolo a.C. Ritrovata avvolta in un panno di lino nei pressi del giardino, dove era stata probabilmente messa in salvo durante i lavori, questa scultura (detta anche “efebo-lampadario” o “lychnophoros”) reggeva in origine candelabri e aveva dunque la funzione di fonte di luce. Oggi, la statua dell’Efebo non è più esposta nella casa stessa: la si può ammirare presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, insieme a molte altre opere rinvenute negli Scavi Archeologici di Pompei.

Struttura generale della casa

Interno affrescato con pavimento in opus sectile nella Casa dell’Efebo a Pompei

La Casa dell’Efebo a Pompei è frutto dell’aggregazione di più unità abitative (alcune fonti parlano di cinque piccole case), unificate con vari interventi edilizi per creare un edificio più ampio e prestigioso. Si sviluppa su due piani (di cui il superiore è perlopiù crollato) e presenta tre diversi ingressi:

Ingresso superiore: probabilmente destinato alla famiglia e caratterizzato da un portone a due battenti, sbarrato internamente. All’esterno si notano semicolonne con capitelli cubici, mentre il corridoio d’ingresso ha affreschi in bianco, con motivi di candelabri e ornamenti tipici del cosiddetto Quarto Stile. Il pavimento è in lavapesta (malta con frammenti di lava). Da qui si accede a un primo atrio privo di impluvium, le cui pareti presentano decorazioni bianche e nere con disegni di piante e nature morte. Nel sottoscala, un armadio conteneva vasi in bronzo e vetro, nonché un braccio della statua dell’Efebo, poi ricongiunto al corpo ritrovato in giardino.

Ingresso mediano: in uso probabilmente al momento dell’eruzione. È riconoscibile grazie a due sedili esterni e a un corridoio affrescato con una zoccolatura nera e bande gialle e rosse nella parte superiore. Qui sono stati recuperati oggetti da gioco, un martello, contenitori in ceramica e bronzo e una moneta. Da questo ingresso si passa al secondo atrio, di tipo tuscanico con impluvium centrale e scala per accedere al piano superiore.

Ingresso inferiore: si trova vicino al giardino ed era forse utilizzato per accedere direttamente all’area verde. Le pareti sono intonacate in bianco o con zoccolature rosa, e nelle stanze adiacenti si trovano ambienti di servizio, tra cui una cucina con latrina, una scala in legno per il piano superiore e un deposito.

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Gli spazi principali: atri, cubicoli, esedre e ambienti di servizio

Primo atrio

Dal corridoio del primo ingresso si entra in un atrio senza impluvium, abbastanza insolito. Le pareti presentano affreschi a fondo bianco, con motivi di piante nella parte bassa (zoccolatura) e nature morte arricchite da bordi ornamentali nella fascia mediana. Da questo spazio si accede a due cubicoli (stanze da letto o ambienti di riposo), le cui pareti sono dipinte di giallo con figure di Menadi, amorini, ghirlande, sfingi e colombe. Qui, l’uso del giallo è tipico del Quarto Stile pompeiano, molto diffuso negli ultimi decenni prima dell’eruzione.

In un angolo si trova una piccola nicchia adibita a larario, con un affresco raffigurante un Genio che versa libagioni, una flautista, un inserviente e due lari danzanti. Nella parte inferiore dell’affresco, si notano due serpenti protettori, di cui uno con barba e cresta rossa, simboli beneauguranti nella religione domestica romana.

Secondo atrio

Da qui si passa al secondo atrio (accessibile anche dall’ingresso mediano), stavolta di tipo tuscanico e dotato di un impluvium per raccogliere l’acqua piovana. Le pareti sono più sobrie, in parte solo intonacate, con alcune decorazioni che simulano inserti di vetro. Al centro, nei pressi dell’impluvium, sono stati rinvenuti frammenti di arredi in marmo (gambe di un tavolo) e recipienti metallici.

Sul lato che affaccia verso l’ingresso mediano ci sono alcuni ambienti di servizio, fra cui uno probabilmente destinato a cucina (visti i resti di vasi, pentole e una latrina adiacente) e un cubicolo con pareti che imitano il marmo attraverso fasce rosse e gialle nella zoccolatura, mentre la parte superiore è bianca con bordi ornamentali. Accanto, si apre un oecus (una sorta di salone o sala da pranzo invernale) decorato in Secondo Stile, caratterizzato da elementi architettonici dipinti in prospettiva.

Inoltre, sul lato opposto, si trova un ambiente che fungeva forse da magazzino o tablino. Qui fu scoperta una cassa carbonizzata contenente quattro statuette in bronzo dorato (ognuna con un vassoio, dove venivano probabilmente appoggiati dei dolci), oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Ai due lati di questo spazio, altri ambienti conservano scaffali con vasi, lampade, piccoli gioielli in vetro e una maschera in terracotta.

Esedra e bagno

Stanza affrescata con pavimento a mosaico nella Casa dell’Efebo a Pompei

Sullo stesso lato dell’atrio, si incontra un’esedra (in origine poteva essere un tablino o uno studio) con pavimento in cocciopesto e inserti di tessere bianche. Le pareti sono bianche, con disegni vegetali nella parte inferiore e medaglioni con motivi architettonici in quella superiore. Quest’area fu temporaneamente utilizzata come stanza da letto o da pranzo, come suggeriscono i resti di un letto ritrovati durante lo scavo.

Adiacente all’esedra si trova un piccolo ambiente termale: un bagno in miniatura, dotato di lavabo in bronzo, una nicchia per lo specchio (posto a circa un metro e mezzo di altezza) e un foro sul pavimento connesso al forno del cortile, a dimostrare che la casa era servita da acqua calda.

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Ambienti di passaggio e aree di servizio

Passando oltre l’esedra, si trova un piccolo cortile affrescato in rosso scuro nella zoccolatura. Inizialmente considerato un ripostiglio a causa del grande accumulo di oggetti e materiale, fu in seguito interpretato come un locale funzionale alla raccolta e al riscaldamento dell’acqua, poiché molti reperti dovevano provenire dal piano superiore crollato. Da qui, si accede a un triclinio rustico con focolare, caratterizzato da pareti rosse nella parte bassa e bianche in quella alta, uno schema decorativo tipico dell’ultimo periodo pompeiano.

Il giardino e le decorazioni nilotiche

Giardino interno della Casa dell’Efebo a Pompei con resti di colonnine e piante

Uno degli spazi più affascinanti della Casa dell’Efebo a Pompei è il giardino, posto nella zona meridionale della dimora e suddiviso in più settori. Al momento dell’eruzione, quest’area era in disuso, probabilmente a causa dei lavori di restauro in corso: furono infatti trovati calcinacci, materiali da costruzione e diversi frammenti di affresco incompleti.

Il giardino è accessibile anche dal terzo ingresso (quello inferiore). Lungo l’ambulacro che introduce all’area verde, le pareti mostrano decorazioni a fondo bianco, con piante, candelabri, ghirlande, uccelli e delfini nella parte mediana. Sul fondo, vicino a un larario a tempio, si trova un vero e proprio castellum aquae con una capacità di tre metri cubi, che riforniva la fontana del giardino.

Le pareti del giardino presentano zone con zoccolo rosso e scene di caccia nella parte superiore, mentre altre sono intonacate semplicemente in bianco. In un settore del giardino si trova un triclinio all’aperto, costituito da un divano in muratura a tre lati (dove i commensali potevano sedersi o sdraiarsi durante i banchetti), sormontato da un pergolato sorretto da quattro colonne stuccate. Il divano è impreziosito da affreschi “nilotici”, ovvero scene che richiamano paesaggi del fiume Nilo, con pigmei intenti a muoversi tra acque in piena, piante e animali esotici. Una curiosa scena erotica è raffigurata sulla parte frontale del divano, con pigmei osservati da musicisti o personaggi che suonano il flauto.

Al centro del triclinio era collocato un tavolo in marmo, mentre intorno si notano basamenti dove sorgevano statue, forse provenienti da altre zone della casa. Lungo la parete sud del giardino, si conserva una fontana-ninfeo a forma di tempio, in cui un tempo si trovava una statua in bronzo di Pomona (anch’essa attualmente esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli). L’acqua fuoriusciva dalla statua per poi defluire attraverso una canalizzazione (fistula) che proseguiva oltre il muro perimetrale, forse collegandosi alla casa confinante, anch’essa di proprietà dello stesso proprietario.

Nella parte est del giardino, una grande vasca conteneva anfore e vasi in ceramica, insieme a un tavolo e una sedia a semicerchio; poco distante, un altare in terracotta e una scala che conduceva a una casa vicina. Questo fa pensare a una sorta di “continuità” tra più abitazioni di proprietà del medesimo mercante, tipica di chi voleva ampliare costantemente il proprio spazio abitativo in chiave lussuosa.

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Il triclinio principale e le decorazioni pavimentali

Interno della Casa dell’Efebo a Pompei con affreschi e pavimento a mosaico policromo

Uno degli ambienti di maggiore impatto visivo è il triclinio interno, dove sono state ritrovate tracce di divani (ricostruiti parzialmente) e un pavimento in cocciopesto con inserti a opus sectile, realizzati con marmi colorati disposti in forme geometriche (quadrati, triangoli) o inserti in vetro millefiori. Le pareti, spesso bianche o rosse nella zona inferiore, sono arricchite da figure svolazzanti, motivi vegetali e medaglioni. Su una parete si notano anche quadretti mitologici, tra cui uno raffigurante Elena e Menelao, sebbene alcuni di questi affreschi siano stati danneggiati nel corso dei secoli, forse a causa di scavi clandestini precedenti a quelli ufficiali.

Vicino al triclinio è presente un larario dipinto con due serpenti protettori, uno più grande e barbuto con cresta rossa, l’altro più piccolo; al centro, un braciere con uova, simbolo di prosperità e rinascita. Accanto al larario, una dispensa o ripostiglio ancora conservava un braciere e un’anfora: testimonianze di una vita domestica interrotta bruscamente dalla furia del vulcano.

Il restauro e la riapertura al pubblico

Dopo essere stata scavata tra il 1912 e il 1927, la Casa dell’Efebo a Pompei ha subìto un lungo periodo di chiusura, anche a causa delle condizioni precarie di molte sue strutture. Nel 2010 è iniziato un importante lavoro di consolidamento e restauro, che ha consentito la riapertura al pubblico nel dicembre 2015. Oggi, chi visita il sito archeologico di Pompei può nuovamente ammirare gli ambienti affrescati, il giardino e le testimonianze della vita quotidiana di questa lussuosa abitazione d’età romana.

Le statuette oggi: dove trovarle?

È importante ricordare che molte delle sculture e degli oggetti più pregiati recuperati durante gli scavi (inclusa la celebre statua dell’Efebo) non si trovano più nella casa, bensì sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In particolare:

L’Efebo in bronzo e i suoi bracci di candelabro;

Le quattro statuette in bronzo dorato con vassoio;

La statua di Pomona dalla fontana-ninfeo.

Se desideri quindi ammirare da vicino queste opere, dovrai pianificare anche una visita al museo partenopeo, dove potrai approfondire la conoscenza dell’arte e della cultura di Pompei antica.

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Perché visitare la Casa dell’Efebo a Pompei?

La Casa dell’Efebo a Pompei è un esempio perfetto di come un proprietario benestante (ma non necessariamente aristocratico) potesse trasformare una serie di abitazioni più modeste in una domus lussuosa, arricchita da decorazioni pittoriche di pregio, sculture e soluzioni architettoniche raffinate. Il contrasto tra le stanze completate e quelle ancora in fase di ristrutturazione, quando il Vesuvio eruttò, testimonia il senso di una vita interrotta all’improvviso, oltre a comprendere la complessa stratificazione sociale e urbanistica di Pompei.

Durante una visita alla Casa dell’Efebo, sarai colpito dall’eleganza dei triclinia (i banchetti erano un evento sociale fondamentale nell’antica Roma), dalla varietà degli affreschi (dal Quarto Stile al più antico Secondo Stile) e dalla ricchezza delle suppellettili, che testimoniano la passione del proprietario per l’arte e la bellezza. Inoltre, il giardino con il pergolato e gli affreschi nilotici dei pigmei creano un’atmosfera suggestiva, capace di far viaggiare con la fantasia in un’epoca lontana.

Se stai organizzando il tuo itinerario negli Scavi Archeologici di Pompei, la Casa dell’Efebo merita assolutamente una visita: ti regalerà uno sguardo privilegiato sul quotidiano di un ricco mercante pompeiano, sulle sue scelte decorative e su come la sua abitazione fosse strutturata per unire rappresentanza, relax e praticità.

FAQ sulla Casa dell’Efebo a Pompei

Dove si trova la statua originale dell’Efebo?

La statua dell’Efebo originale si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

La Casa dell’Efebo è sempre aperta al pubblico?

La Casa dell’Efebo a Pompei è stata riaperta nel 2015 dopo una fase di restauro. Tuttavia, le aperture possono variare a seconda di lavori di manutenzione o interventi di tutela. È consigliabile verificare sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei per avere informazioni aggiornate.

Quante entrate aveva la Casa dell’Efebo?

L’abitazione ha tre ingressi: quello superiore (riservato probabilmente alla famiglia), quello mediano (per gli ospiti) e quello inferiore (che conduce al giardino e agli ambienti di servizio).

Che cosa vedere all’interno della Casa dell’Efebo?

Da non perdere: i due atri (uno dei quali privo di impluvium), i cubicoli con affreschi in Quarto Stile, l’esedra, il piccolo bagno con acqua calda, i suggestivi triclinia e il giardino, decorato con scene nilotiche e fontane.

Quanto tempo occorre per visitare la Casa dell’Efebo?

La visita può variare molto in base alla curiosità del singolo turista e al percorso all’interno degli scavi. In media, per apprezzare appieno i dettagli architettonici, gli affreschi, il giardino e i triclinia, si consiglia di calcolare almeno 20-30 minuti, anche in relazione al resto dell’itinerario di visita a Pompei.

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