Cosa vedere nei dintorni di Pompei

Gli Scavi di Stabiae: scopri i segreti di Villa San Marco

Situata a breve distanza da Pompei, l’antica Stabiae (corrispondente all’odierna Castellammare di Stabia) offre un patrimonio archeologico straordinario, troppo spesso trascurato dai visitatori che si concentrano unicamente su Pompei ed Ercolano. Eppure, gli Scavi di Stabiae sono un gioiello di storia e arte, un luogo che permette di comprendere ancora meglio l’atmosfera della Campania antica e di respirare la grandiosità delle “ville d’ozio” costruite lungo il Golfo di Napoli.

Affresco in terzo stile con riquadri decorativi nella Villa San Marco a Stabiae

Visitare gli Scavi di Stabiae è un’esperienza coinvolgente, che regala un tuffo nel passato alla scoperta di affreschi, architetture raffinate e panorami incantevoli sul Golfo di Napoli. Non perdere l’occasione di aggiungere questo tesoro archeologico al tuo itinerario: ti permetterà di apprezzare ancora di più la ricchezza e la varietà del patrimonio romano in Campania, completando alla perfezione la conoscenza di un territorio che, oltre alla celebre Pompei, custodisce altri gioielli altrettanto affascinanti.

Dove si trovano?

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Cenni storici

Stabiae vanta origini molto antiche. Già in età arcaica (VIII secolo a.C.), l’insediamento svolgeva un importante ruolo strategico e commerciale, trovandosi in un punto favorevole per i traffici marittimi. Il periodo di maggior sviluppo urbano va collocato tra la distruzione della città da parte di Silla (89 a.C.) e la fatidica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Affreschi in quarto stile pompeiano nella Villa San Marco a Stabiae

Proprio in quei decenni, sul ciglio settentrionale del cosiddetto poggio di Varano, sorsero numerose ville signorili, in una posizione panoramica privilegiata. Queste grandi “villae” vennero concepite principalmente con funzioni residenziali, dotate di quartieri abitativi, aree termali, portici, ninfei e riccamente decorate con affreschi e mosaici. Gli ospiti e i proprietari potevano godere di un panorama unico e del clima mite del Golfo di Napoli, rendendo Stabiae una meta di villeggiatura prediletta da importanti famiglie romane.

Giardino con alberi spogli e peristilio nella Villa San Marco a Stabiae

Oggi, passeggiando tra i resti degli Scavi di Stabiae, è possibile comprendere come queste dimore fossero vere e proprie regge destinate all’otium, luogo di relax e rappresentanza. In gran parte, però, questi edifici non sono stati completamente indagati. Quelli riportati alla luce e visitabili rappresentano solo una parte di un complesso archeologico ancora tutto da valorizzare. I due siti più noti e accessibili al pubblico sono Villa San Marco e Villa Arianna, quest’ultima considerata la più antica tra le residenze Stabiaene. Vi è inoltre il cosiddetto “Secondo complesso”, separato da Villa Arianna da una piccola stradina.

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Gli scavi borbonici e le ricerche moderne

La riscoperta di Stabiae avviene grazie a Carlo III di Borbone, che fece avviare gli scavi il 7 giugno 1749. Sotto la supervisione dell’ingegnere spagnolo Alcubierre e dello svizzero Carl Weber, vennero esplorati un impianto urbano con botteghe e strade, e ben sei ville sul ciglio del pianoro di Varano. Come usava al tempo, lo scavo consisteva nello scavare cunicoli e gallerie nel sottosuolo, asportando solo i reperti giudicati “degni” di essere esposti nel Museo Borbonico. Quando non si trovavano oggetti di particolare pregio, lo scavo si abbandonava e si richiudevano i cunicoli, lasciando molte zone nell’oblio.

Ingresso a stanze affrescate nella Villa San Marco a Stabiae

La prima villa a essere indagata fu Villa San Marco (dal 1749 al 1754), a cui seguì la “villa del pastore” (1754) e la Villa Arianna, insieme al complesso limitrofo (1757-1762). Dopo una pausa di circa tredici anni, nel 1775 ripresero le ricerche, focalizzandosi ancora intorno a Villa Arianna e ad alcune ville rustiche del territorio circostante.

Impluvium in restauro nella Villa San Marco a Stabiae con colonne affrescate

È nel 1881 che l’architetto Michele Ruggiero, collaboratore di Giuseppe Fiorelli (allora direttore degli scavi di Pompei), pubblicò l’opera che raccoglieva tutta la documentazione borbonica: diari di scavo, disegni e planimetrie. Questi documenti, uniti ai rilievi fatti nei cunicoli, sono tuttora fondamentali per la conoscenza di Stabiae.

Dopo un lungo periodo di abbandono, l’interesse verso il sito riprese negli anni ’50 del Novecento, quando Libero D’Orsi condusse nuovi scavi, riportando in luce ampie porzioni di Villa San Marco e Villa Arianna. Per motivi di tutela, furono distaccati numerosi affreschi che, dal 1957, si conservano in un Antiquarium apposito, inaugurato con l’obiettivo di proteggere questi capolavori dal deterioramento.

Quali sono le principali ville da visitare a Stabiae?

Visitare gli Scavi di Stabiae significa, nella pratica, accedere a due siti principali:

  • Villa Arianna
  • Villa San Marco

Entrambe le residenze offrono un’idea straordinaria della vita quotidiana nell’antica Stabiae, oltre a mostrare ai visitatori l’alto livello artistico e architettonico raggiunto dalle famiglie aristocratiche di epoca romana.

Villa Arianna a Stabiae

Vista sul Vesuvio dalla Villa Arianna a Stabiae con prato verde in primo piano

La cosiddetta “Villa di Arianna” è, con ogni probabilità, la più antica tra le ville Stabiaene. Il nome deriva da un grande affresco di soggetto mitologico che ornava la parete di fondo del triclinio: vi è raffigurata Arianna, abbandonata dall’eroe Teseo e in seguito raggiunta dal dio Dioniso, rimasto folgorato dalla sua bellezza. Questo episodio del mito di Arianna è narrato con un taglio drammatico e ricco di pathos, testimoniando la grande abilità dei pittori antichi e il raffinato gusto del proprietario della villa.

Colonne rosse danneggiate in ambiente coperto della Villa Arianna a Stabiae

La storia di questa dimora si intreccia con quella degli scavi borbonici, poiché fu indagata dal 1757 al 1762 da Karl Weber. All’epoca, come già accennato, si scavava per cunicoli, rimuovendo i reperti di pregio e richiudendo tutto il resto. Così, molti ambienti rimasero sconosciuti, e solo negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso se ne ripresero gli scavi in modo sistematico.

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Struttura e decorazioni

La Villa Arianna a Stabiae copre un’area di circa 2.500 mq, sebbene parte dell’edificio sia ancora sepolta. La pianta risulta complessa e articolata, poiché la villa fu oggetto di ampliamenti successivi e si adattò alla morfologia della collina, sfruttandone il pendio per dare agli ospiti vedute panoramiche sulla costa.

Si possono riconoscere quattro nuclei essenziali:

  1. Atrio e ambienti circostanti, di epoca tardo-repubblicana.
  2. Ambienti di servizio e termali.
  3. Ambienti intorno al triclinio estivo, realizzati in età neroniana.
  4. Grande palestra annessa alla villa in età flavia.

Una caratteristica notevole di questa residenza è l’integrazione di più livelli, collegati da rampe e una lunga galleria che attraversa il complesso, partendo dalla pianura sottostante fino alla zona abitata. È un ingegnoso sistema che rivela come i proprietari cercassero di sfruttare ogni angolo del declivio per creare spazi scenografici, panorami mozzafiato e ambienti confortevoli.

Resti di una struttura termale nella Villa Arianna a Stabiae con affreschi rossi

Gli affreschi sono il vanto della Villa Arianna: vi troviamo scene mitologiche ispirate a Dioniso, grandi figure quasi a grandezza naturale, oppure delicate decorazioni miniaturistiche con amorini, maschere teatrali, paesaggi e busti inseriti in medaglioni. Anche i pavimenti a mosaico, in bianco e nero, riflettono la ricercatezza di queste dimore, volute da famiglie facoltose che non badavano a spese per dimostrare la propria importanza sociale.

Affresco di Venere tra rovine nella Villa Arianna a Stabiae

Una particolare menzione merita il mito di Arianna, rappresentato nell’affresco che dà il nome alla villa. Secondo la leggenda, la principessa cretese aiutò Teseo a sconfiggere il Minotauro, ma venne poi abbandonata sull’isola di Nasso. Dioniso (o Bacco), innamoratosi di lei, le donò la felicità e una corona d’oro, rendendola sua sposa. Questa vicenda, ricca di suggestioni, appare frequentemente nelle decorazioni parietali romane, poiché intreccia temi di amore, abbandono, salvezza e passione divina.

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Villa San Marco a Stabiae

Villa San Marco prende il nome da un’antica cappella costruita nella zona nel corso del Settecento. Situata anch’essa sul ciglio della collina di Varano, gode di uno splendido affaccio sul Golfo di Napoli. Con i suoi circa 11.000 mq di estensione (almeno nelle stime totali), è una delle maggiori ville a carattere residenziale di epoca romana.

Giardino con vasca centrale e portico nella Villa San Marco a Stabiae

Fu tra le prime a essere esplorate in epoca borbonica (1749-1754). In seguito, negli anni ’50 e ’60 del Novecento, gli scavi sistematici di Libero D’Orsi portarono alla luce gran parte degli ambienti che oggi possiamo ammirare. Camminando tra i resti di Villa San Marco, si percepisce lo sfarzo e la vivacità della vita che doveva svolgersi qui prima dell’eruzione del 79 d.C.

Struttura e particolarità

La villa risale probabilmente alla prima età augustea (fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C.), ma subì trasformazioni in epoca claudia. Per esempio, l’atrio originario di tipo tetrastilo ionico vide l’aggiunta di nuovi ambienti panoramici, come un grande giardino con triportico e piscina. Questi interventi modificarono la struttura e “spostarono” l’ingresso principale, che in origine era assiale con l’atrio e si apriva sulla strada (ora interrata).

Pareti affrescate con decorazioni geometriche e vivaci colori nella Villa San Marco a Stabiae

Oltrepassato l’atrio, si incontra il quartiere termale, progettato per godere di bagni caldi e freddi con un certo lusso: c’erano il calidarium con grande vasca, il tepidarium e il frigidarium, decorati con affreschi preziosi che spesso raffigurano amorini lottatori, pugili o scene mitologiche. Si accede poi a un ampio giardino porticato dotato di una piscina monumentale, un vero e proprio ninfeo con stucchi sulla parete di fondo a emiciclo. Le sale disposte ai lati del giardino, destinate al riposo o alla conversazione, erano sontuosamente ornate.
Nel complesso, le soluzioni architettoniche impiegate nella Villa San Marco servivano a valorizzare la vista panoramica e a disporre gli ambienti di rappresentanza, di soggiorno e di servizio in modo funzionale, per consentire agli ospiti di trascorrere il tempo tra le cure termali, le passeggiate nei giardini e i banchetti nelle sale più eleganti.

Ambiente con affreschi del terzo stile pompeiano nella Villa San Marco a Stabiae

Come in Villa Arianna, anche qui la prassi borbonica del XVIII secolo comportò il distacco e l’esportazione di molti affreschi e mosaici giudicati più preziosi, lasciando “aperti” alcuni squarci nelle pareti. Per fortuna, le ricerche moderne hanno permesso di recuperare alcuni di questi decori e di riportarli in parte sul posto, mentre il resto è conservato in vari musei, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il “Secondo complesso”

Accanto a Villa Arianna, separata da essa soltanto da uno stretto vicolo, sorge il cosiddetto “Secondo complesso”. Interamente esplorata nel 1762 e nel 1775 da Carl Weber e dal suo successore La Vega, questa villa presenta oggi circa 1.000 mq di superficie scavata. Lo studio dei documenti borbonici mostra che il peristilio era porticato su tre lati, con finto portico sul quarto lato, impreziosito da semicolonne. Di particolare rilevanza era il quartiere termale, con ambienti dotati di calidarium, tepidarium, laconicum (una sala per i bagni di vapore) e una cucina. Molti pavimenti furono staccati in epoca borbonica e riutilizzati per decorare le sale del Real Museo Borbonico (oggi Museo Archeologico Nazionale di Napoli).
Le ricerche moderne hanno permesso di capire che il “Secondo complesso” condivide alcune strutture e alcune tecniche costruttive con la vicina Villa Arianna ma, per ragioni di stabilità del terreno, diverse parti sono franate a valle o rimaste interrate.

Venti secoli fa: La tragedia dell’eruzione

Per comprendere la fine di questi luoghi splendidi, vale la pena ricordare il racconto di Plinio il Giovane, testimone oculare della tragica eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Che fosse a Pompei, Ercolano o Stabiae, la terribile colonna di cenere, pomici e gas roventi fu letale per moltissime persone, fra cui Plinio il Vecchio, lo zio dello stesso Plinio il Giovane, che si trovava a Miseno e volle spingersi via mare proprio a Stabiae per aiutare amici e conoscenti in pericolo.

All’epoca, la zona di Stabiae era fittamente urbanizzata, con ville e dimore lungo la costa, come ci racconta anche lo storico Strabone, che descriveva la costa campana come un unico, continuo susseguirsi di edifici, giardini e città. L’eruzione ricoprì tutto di lapilli e cenere, conservandone in parte l’aspetto originario e consegnando alla storia un vero e proprio “fermo immagine” della vita al tempo dei romani.

Consigli per la visita agli scavi di Stabiae


Come raggiungere gli Scavi di Stabiae

  • In treno: la linea Circumvesuviana Napoli-Sorrento (fermata Castellammare di Stabia – Via Nocera) permette di arrivare in città. Da lì, è possibile prendere un bus (1 Rosso) per raggiungere la zona archeologica.
  • In auto: dall’Autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Castellammare di Stabia), si prosegue per la SS145 (uscita Gragnano) e via Passeggiata Archeologica, seguendo le indicazioni per il sito.
  • In navetta (Pompeii Artebus): se ti trovi già a Pompei e desideri proseguire la visita nei dintorni, la Navetta 3 collega Pompei a Stabia. Gli orari possono variare tra estate e inverno, con partenze generalmente tra le 9:30 e le 16:00 (periodo invernale) o 18:00 (in estate), con una pausa a metà giornata. Consigliabile consultare il sito ufficiale per gli orari aggiornati.

Cosa non perdere agli Scavi di Stabiae

  • I panorami: lo sguardo sul golfo di Napoli è mozzafiato, soprattutto dai portici e dalle terrazze di Villa Arianna. Da qui si capisce subito perché i romani abbiano scelto proprio questo tratto di costa per costruire le loro ville di lusso.
  • Gli affreschi: seppur molti dipinti originali siano stati trasportati altrove, è ancora possibile ammirare brani decorativi e stucchi. Il mito di Arianna e Dioniso ne è l’esempio più suggestivo.
  • Le strutture termali: tipiche delle domus e delle ville romane, offrono uno spaccato interessante sul culto del corpo e sul relax del tempo libero. Guardare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium) aiuta a comprendere i percorsi benessere dell’epoca.
  • I giardini porticati e la piscina di Villa San Marco: un tempo luoghi di piacevoli conversazioni e passeggiate, oggi apprezzati per la bellezza delle proporzioni e la suggestione che ancora regalano.

Suggerimenti pratici

  • Durata della visita: gli Scavi di Stabiae sono generalmente meno estesi rispetto a quelli di Pompei, quindi puoi pianificare di trascorrervi mezza giornata o anche meno, a seconda del tuo ritmo.
  • Abbigliamento e attrezzatura: indossa scarpe comode, soprattutto perché alcune zone potrebbero avere suoli irregolari. Porta con te una bottiglietta d’acqua, un cappello e la protezione solare in estate.
  • Documentazione: esistono pannelli esplicativi in loco, ma è consigliato l’acquisto di una guida o l’utilizzo di un’audioguida (se disponibile) per approfondire i dettagli architettonici e artistici.
  • Visita congiunta a Pompei: molte persone scelgono di visitare prima Pompei e poi Stabiae. La navetta 3 di Pompeii Artebus è una soluzione pratica, ma puoi anche muoverti in treno o in auto, a seconda delle tue esigenze.
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Perché visitare Stabiae?

Perché dedicare parte della propria vacanza a scoprire gli Scavi di Stabiae? La risposta sta nella loro unicità. Se Pompei è la grande città di provincia romana rimasta cristallizzata nel tempo, Stabiae offre la chiave per capire come viveva l’élite, l’alta società che investiva ingenti risorse per costruire ville da sogno con affreschi, mosaici, giardini, ninfei e punti panoramici sui quali intrattenere gli ospiti.

Inoltre, la visita a Stabiae è spesso più tranquilla e “intima” rispetto a quella di Pompei: niente folle oceaniche, ma un percorso più sereno, che permette di entrare in contatto con lo spirito della villa romana. Mentre cammini tra corridoi e colonnati, puoi quasi immaginare gli antichi proprietari che si rilassano in un triclinio estivo, assistendo a spettacoli e banchetti, o che passeggiano tra le colonne con lo sguardo rivolto al mare.

Per chi ha un interesse più ampio in archeologia, Stabiae si inserisce in un itinerario perfetto insieme a Pompei, Ercolano, Oplontis e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, offrendo un quadro completo della società romana nel I secolo d.C. Questo spaccato, ricco di dettagli e testimonianze, rende la zona uno dei più importanti distretti archeologici al mondo.

FAQ sugli Scavi di Stabiae

Quanto tempo è necessario per visitare gli Scavi di Stabiae?

Dipende dal tuo livello di interesse. In genere, Villa Arianna e Villa San Marco si possono visitare in circa due ore complessive, ma se vuoi approfondire ogni dettaglio, potresti impiegare mezza giornata.

Ci sono servizi di guida turistica disponibili sul posto?

Spesso sono disponibili guide autorizzate in loco o su prenotazione. In alternativa, puoi utilizzare guide cartacee o audioguide. Ti consigliamo di informarti prima per organizzare al meglio la tua visita.

Posso raggiungere il sito in auto?

Sì, è possibile. Basta prendere l’autostrada A3 (uscita Castellammare di Stabia), seguire la SS145 e poi le indicazioni per via Passeggiata Archeologica. Nei pressi degli scavi sono disponibili parcheggi (di solito a pagamento o gratuiti a seconda delle stagioni).

Gli Scavi di Stabiae sono accessibili alle persone con disabilità motorie?

Alcune aree, purtroppo, presentano barriere architettoniche dovute alla conformazione del terreno e alla presenza di strutture antiche. Tuttavia, negli ultimi anni ci sono stati interventi per facilitare la visita. È consigliabile informarsi prima sul sito ufficiale o contattare direttamente la Soprintendenza per avere indicazioni aggiornate.

È meglio visitare prima Pompei o Stabiae?

Non c’è un ordine imprescindibile. Molti visitatori iniziano da Pompei, in quanto più conosciuta, e poi si spostano a Stabiae. Tuttavia, potresti anche invertire la sequenza e iniziare con Stabiae, godendoti una visita più rilassata e meno affollata. Entrambe le mete offrono esperienze diverse e complementari della vita nell’antica Campania.

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