Cos’è la Casa degli Amorini Dorati e perché visitarla
La Casa degli Amorini Dorati (VI.16.7), situata nella Regio VI degli Scavi Archeologici di Pompei, è una delle domus più raffinate della città.

Famosa per i suoi affreschi mitologici e per il raro peristilio di tipo rodio, offre al visitatore un autentico viaggio nella vita dell’élite pompeiana. Deve il suo nome a piccoli dischetti di vetro con lamina d’oro raffiguranti amorini, che decoravano un cubicolo e sono oggi conservati in gran parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Dove si trova?
Mappa di Pompei: Regio VI – 16.7
Breve storia della domus

Le fasi edilizie
L’edificio deriva dall’unione di due case più antiche (III–II sec. a.C.). Tra la fine dell’età repubblicana e l’età augustea furono riorganizzati gli spazi e rinnovate le decorazioni, trasformando le abitazioni originarie in un’elegante domus di circa 830 metri quadrati.
Il terremoto del 62 d.C. e i restauri antichi
Dopo il terremoto del 62 d.C. alcune decorazioni furono restaurate: oggi è ancora possibile apprezzare la qualità originale, a testimonianza del valore che il proprietario attribuiva alle opere d’arte della sua dimora.
La scoperta archeologica
La Casa degli Amorini Dorati fu riportata alla luce tra il 1903 e il 1905 durante le campagne di scavo postunitarie. Il giardino con arredi marmorei fu oggetto di un accurato ripristino già in fase di scavo, rendendola una delle domus meglio conservate del parco archeologico di Pompei.
I restauri moderni
Un importante intervento di restauro è stato completato nel 2013, interessando il rifacimento delle coperture, il consolidamento delle pitture parietali, la pulitura dei pavimenti a mosaico e in cocciopesto, oltre al ripristino del giardino secondo i dati archeologici. Altri lavori di manutenzione hanno interessato l’edificio negli anni successivi.
Il proprietario e lo status sociale
Graffiti e un sigillo indicano come proprietario Cnaeus Poppaeus Habitus, della gens Poppeae, famiglia di spicco a Pompei e probabilmente imparentata con Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone.

Questo legame spiegherebbe il lusso della dimora e la presenza di opere d’arte di grande valore, alcune delle quali potrebbero essere originali greci.
I dischetti in vetro con lamine d’oro decoravano il cubicolo che ha dato il nome alla casa e riflettono non solo il lusso dei proprietari, ma anche i legami culturali ed estetici con il mondo ellenistico.
Percorso di visita consigliato (15-20 minuti)

1. Atrio e tablino
Osserva la distribuzione tra parte pubblica e privata. Nel tablino cerca l’affresco con l’incontro tra Paride ed Elena.
2. Peristilio rodio
Dopo aver attraversato l’atrio, ci si apre davanti il cuore della casa: il peristilio rodio. È un cortile colonnato raro a Pompei, dove un lato del colonnato è più alto degli altri, così da creare un effetto monumentale. Al centro spicca una vasca semicircolare, mentre tutt’intorno si sviluppava un giardino che doveva stupire gli ospiti con sculture, rilievi e maschere teatrali. Se vuoi saperne di più, troverai i dettagli nella sezione dedicata al giardino.
3. Salone di rappresentanza
Cerca il mosaico pavimentale con rosone centrale (moda augustea) e osserva le pareti con scene mitologiche del Terzo stile pompeiano, caratterizzato da eleganza formale e pannelli a tinta unita con piccoli quadretti figurati.
4. Cubicolo degli Amorini
Scopri l’ambiente che ha dato il nome alla casa, dove erano collocati i famosi dischetti dorati.
5. Larario e sacello
Confronta i due luoghi di culto:
- Larario: destinato al culto domestico romano tradizionale
- Sacello: dedicato alle divinità egizie (Iside, Serapide, Arpocrate, Anubi)
Cosa riconoscere negli affreschi
Nel grande salone di rappresentanza si possono ammirare alcuni dei capolavori del Terzo stile pompeiano.

Le pareti raccontano storie mitologiche: Achille che si congeda da Patroclo e Briseide, Tetide che si rivolge a Vulcano per ottenere le armi del figlio, o ancora la drammatica fuga di Giasone e Medea.
Non sono semplici decorazioni, ma veri e propri racconti dipinti che accompagnavano la vita quotidiana dei padroni di casa.
Il giardino con peristilio rodio
Il giardino era pensato come un piccolo museo all’aperto. Al centro, la vasca semicircolare con le sue aiuole introduceva un percorso visivo fatto di statue di animali, erme marmoree di divinità e rilievi teatrali che richiamavano il mondo di Dioniso. Era un luogo dove gli ospiti potevano passeggiare, discutere di arte e politica, ma anche lasciarsi sorprendere dalla bellezza e dalla varietà delle decorazioni.

Nel peristilio rodio un lato del colonnato è più alto degli altri: l’effetto è monumentale e mette in risalto gli ambienti affacciati. Questo stile architettonico, che prende il nome dall’isola di Rodi, era raro e prestigioso nell’architettura domestica pompeiana.
I luoghi di culto: tradizione romana e culti orientali
All’interno della casa, passeggiando lungo il peristilio, ci si imbatte in due piccoli spazi sacri che raccontano molto della spiritualità dei proprietari. Da un lato c’è il larario, il tempietto domestico dove la famiglia venerava le divinità tradizionali romane.
Qui trovavano posto i Lari, protettori della casa, accanto a figure come Mercurio, dio dei commerci e guida delle anime, e alla triade classica che rappresentava la forza di Roma.

Poco distante, quasi a sorpresa, si apre un ambiente diverso: un sacello dedicato al culto di Iside e delle divinità egizie, molto diffuso a Pompei nel I secolo d.C. Le pareti raffiguravano Anubi con la sua testa di sciacallo, il piccolo Arpocrate figlio di Iside, la stessa Iside, dea della maternità e della magia, e Serapide, venerato come dio guaritore.
La presenza simultanea di questi due luoghi di culto – uno legato alla tradizione romana, l’altro a un orizzonte religioso orientale – racconta bene il carattere cosmopolita della Pompei imperiale. Non sappiamo con certezza se il proprietario fosse un sacerdote isiaco, ma la scelta di affiancare i due culti nella stessa dimora mostra l’apertura e l’eclettismo culturale di chi vi abitava.
Gli spazi privati
Un corridoio fungeva da piccolo museo privato con statue, tra cui una di Venere. Questo conduceva a una stanza con decorazione gialla, interpretata come ambiente femminile per la sua posizione appartata. L’atrio e le stanze laterali all’ingresso, destinate alla servitù, conservano tracce delle diverse fasi decorative della casa.
Informazioni pratiche per la visita
Dove si trova
La Casa degli Amorini Dorati si trova nella Regio VI, Insula 16, civico 7 (VI.16.7)
Accesso: Facilmente raggiungibile dall’ingresso di Porta Marina o Piazza Anfiteatro
Quanto tempo dedicare
- Visita veloce: 15-20 minuti
- Visita approfondita: 30-40 minuti se vuoi soffermarti su affreschi e giardino
Accessibilità
Alcune aree possono presentare dislivelli o pavimentazioni irregolari tipiche degli scavi archeologici. Si consiglia di indossare scarpe comode e verificare aggiornamenti sull’accessibilità sul sito ufficiale.
Quando visitare la Casa degli Amorini Dorati
La casa è normalmente aperta durante gli orari di apertura del Parco Archeologico di Pompei.
Importante: Consulta sempre il sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei per verificare orari aggiornati ed eventuali chiusure temporanee per restauro.
Biglietti
L’accesso è incluso nel biglietto generale degli Scavi di Pompei. Verifica online le tariffe aggiornate e le giornate di gratuità (prima domenica del mese).
Conclusione
Visitare la Casa degli Amorini Dorati significa fare un salto indietro di duemila anni, entrando in uno spazio che un tempo risuonava di voci, risate e riti familiari. Tra affreschi che raccontano miti lontani e giardini concepiti come musei, questa domus ci restituisce il volto più intimo e raffinato della Pompei imperiale.
È una tappa che non colpisce solo per la bellezza artistica, ma anche per l’atmosfera che ancora oggi riesce a evocare.
FAQ – Domande Frequenti sulla Casa degli Amorini Dorati
Il nome della Casa degli Amorini Dorati deriva da piccoli dischetti di vetro con lamine d’oro raffiguranti amorini che decoravano un cubicolo. Questi ornamenti sono oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La casa apparteneva a Cnaeus Poppaeus Habitus, membro della gens Poppeae, probabilmente imparentato con Poppea Sabina, moglie di Nerone.
In media 15-30 minuti. Se vuoi soffermarti su affreschi e giardino, calcola 30-40 minuti.
Il peristilio è di tipo rodio, con un lato del colonnato più alto degli altri, creando un effetto scenografico monumentale. Era decorato come un museo all’aperto con sculture e rilievi marmorei.
La presenza di un larario romano e di un sacello per le divinità egizie testimonia il sincretismo religioso tipico della Pompei del I secolo d.C. Il proprietario potrebbe aver avuto legami con il culto isiaco, molto diffuso in città.




